n° 3 -Lug./Ago. 2010

L’Asia centrale pare attrarre assai poco l’interesse dei media nel nostro Paese e l’immagine che ha il cosiddetto “grande pubblico” di quell’area assai estesa, multietnica, a diverse velocità di sviluppo, ossia, in altre parole, assai complessa, è spesso nebulosa: montagne aspre dove eventualmente si annidano covi di guerriglieri infiammati dal nazionalismo o al soldo del terrorismo islamico. Hic sunt leones, o peggio, insomma, con buona pace della crescente importanza economica e strategica di molti di quei Paesi, spesso usciti dall’orbita asfissiante dell’ex impero sovietico.
La Cina guarda a queste regioni, anche geograficamente a lei pressoché contigue, con la stessa lungimiranza con cui, oltre 30 anni fa, cominciò a guardare all’Africa, applicando in parte strategie affini, pur nella profonda diversità della situazione geo-politica ed economica. Se anche in questo caso l’interesse per le materie prime (gas e uranio innanzitutto) sollecita la sua iniziativa e la sua applicazione di un soft power mirato a “fidelizzare” la futura classe dirigente, vi è tuttavia un tratto distintivo e peculiare dell’interesse di Pechino verso le repubbliche centrasiatiche e verso alcune di esse in particolare, alla luce di una forte presenza musulmana. Proprio questo elemento etico-religioso, dal quale scaturisce la preoccupazione che vada affermandosi in quei territori un panislamismo aggressivo, potenzialmente capace di minare la stabilità e l’unità del Paese in regioni di confine come il Xinjiang - in buona parte musulmano e non cinese - deve costituire una ulteriore chiave di lettura della politica di Pechino. Le tentazioni panislamiche serpeggianti in quelle regioni rientrano anche tra le preoccupazioni dell’UE, poiché sono evidentemente connesse a una più generale questione di sicurezza e di stabilità del continente euro-asiatico. In quest’ottica va letta l’idea di un progetto congiunto di ricerca tra CASCC e IAI che questo nuovo numero della nostra Newsletter lancia in un “box” dedicato, e che i due Centri di ricerca intendono elaborare nel prossimo futuro, mettendo in comune conoscenze e competenze complementari. Il saggio di Alessandro Arduino, da tempo punto di riferimento per le ricerche del CASCC, verrà ripreso anche nelle pubblicazioni dello IAI, e lo stesso avverrà per i contribuiti IAI al progetto. Questo nell’intento di operare sinergie virtuose, capaci di mantenere la ricerca su livelli di specializzazione necessari a chi intende operare, anche in campo economico, in quelle regioni.


La Direzione

News

Avvocati e docenti italiani alla Fiera Universale di Shanghai

A fine giugno la Fiera Universale di Shanghai ha ospitato la tavola rotonda sul tema Investimenti esteri in Cina ed in Italia: aspetti giuridici. L’evento ha avuto luogo nel quadro della missione congiunta Italy Law di avvocati e di docenti universitari italiani alla Fiera di Shanghai. Finalità dell’evento era alimentare i buoni rapporti culturali e commerciali fra la Cina e l’Italia.

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Novità sull’e-commerce in Cina

E’ recente l’annuncio del Ministero del Commercio riguardante la prossima emanazione di un regolamento sulla disciplina dell'e-commerce. Un portavoce del Ministero ha dichiarato che, entro i prossimi cinque anni, si prevede una notevole crescita del volume di vendite al dettaglio effettuate via internet.


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Imprese occidentali in Cina: nessun allarmismo


Le vicende della Foxconn, la mobilitazione dei lavoratori industriali e l’aumento dei salari sembrano aver gettato un’ombra sulle prospettive delle aziende straniere in Cina. Questi eventi devono essere considerati con ottimismo: siamo di fronte ai primi segnali di una fortissima crescita della domanda interna. L’espansione dei piccoli e medi centri urbani indurrà l’affacciarsi al mercato di milioni di nuovi consumatori. Nel frattempo è possibile cautelarsi dagli aumenti salariali e dalle rivendicazioni operaie. I casi della Foxconn e di Li & Fung illustrano come.

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LUJIAZUI FORUM

Il Lujiazui Forum del 2010 rappresenta l’ultima edizione di quello che è oramai considerato il Davos cinese. Gli interventi sono stati caratterizzati dalla partecipazione delle più alte cariche degli organismi cinesi di controllo e regolamentazione della finanza, sintomo di come il paese tenga ben presente la lezione americana legata non solo ai mutui sub prime, ma anche alla mancata gestione del rischio di hedge funds e delle banche d’investimento. Gli interventi hanno sottolineato la necessità strutturale del sistema bancario cinese di incrementare M&A (Mergers and Acquisitions) all’estero, senza però dimenticare la nota carenza di risorse umane qualificate atte a gestire tali investimenti.

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Nuovo parco industriale medico nel Guangdong

La Regione Amministrativa Speciale di Macao in cooperazione con la Provincia del Guangdong stabilirà presto un parco industriale medico sull’isola di Hengqin. Lo ha dichiarato Tam Chon Weng, portavoce del Governo della Regione Amministrativa Speciale il 5 luglio.


Relazioni Sino Australiane

Nonostante il recente scandalo sollevato dalle accuse di corruzione mosse nei confronti di Stern Hu, responsabile a Pechino del gruppo anglo-australiano Rio Tinto, il governo cinese ha mostrato nuovamente ampia disponibilità nel rafforzare le relazioni con l’Australia. La recente visita ad alto livello del vice Presidente, Xi Jinping, ha dato il via a una nuova serie di negoziazioni che si terranno alternativamente a Camberra e a Pechino, al fine di aprire un canale preferenziale per gli scambi commerciali tra i due Paesi. La sete cinese, non ancora appagata, di risorse minerarie australiane - che negli ultimi anni ha totalizzato più di 65 miliardi di dollari - ha portato Pechino ad accelerare i tempi per il raggiungimento del free trade agreement, in discussione già dal 2005. È probabile che la continua necessità di materie prime, a partire dai minerali ferrosi di cui l’Australia risulta ancora ricca, possa portare la Cina ad abbassare le barriere doganali che da tempo proteggono l’inefficiente agricoltura nazionale dalle esportazioni australiane. Sembra sia a rischio anche uno dei maggiori investimenti cinesi per l’estrazione di bauxite e alluminio: quello del colosso statale China Alluminium Corp (Chalco), che già nel 2007 aveva previsto di investire direttamente 2,5 miliardi di dollari americani nell’area. La decisione di Pechino per il blocco del progetto - ma non delle trattative ad esso connesso - è imputabile non solo alla volatilità del mercato e all’incremento dei costi operativi, ma anche alla determinazione politica australiana di imporre un aumento della tassa sui profitti delle aziende dedite allo sfruttamento delle risorse naturali. L’unica società in possibile antagonismo per l’acquisizione del progetto lasciato da Chalco è proprio Rio Tinto, in cui il colosso cinese è già presente come azionista per il 9.3%.


Mercato Immobiliare

A seguito della stretta sul credito da parte delle autorità centrali, il settore immobiliare ritenuto dagli addetti ai lavori come eccessivamente surriscaldato, ha dato inizio a una flessione delle vendite e dei prezzi anche nelle ricche città costiere, come Shanghai. Il fenomeno, tuttora di non facile interpretazione, potrebbe rappresentare un segnale della stabilizzazione tra domanda e offerta, come vorrebbe Pechino, oppure dell’inizio di una caduta dei prezzi che porterebbe il governo centrale a ricorrere a nuove politiche di sostegno dell’economia. A differenza di quella scatenata dai mutui sub prime americani, una crisi immobiliare cinese potrebbe gettare un’ombra ambigua sulla manovra di stimolo finanziario recentemente attivata, oltre a favorire un sentimento di insicurezza nella popolazione urbana. Lo stesso mercato azionario sin dall’inizio dell’anno ha subito una pericolosa contrazione di quasi 25 punti percentuali, cui si è affiancata nelle ultime settimane un calo nelle transazioni immobiliari del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


OPA Banca dell’Agricoltura

L’OPA dell’Agricoltural Bank of China si presenta come la più importante offerta del 2010 sui mercati azionari di Shanghai e Hong Kong. Il clima d’incertezza in cui vessano tutti i mercati finanziari non ha favorito il piazzamento iniziale delle azioni, verso gli investitori strategici, il cui prezzo d’offerta ha subìto pesanti cambiamenti al ribasso. Le azioni che saranno offerte a metà luglio puntano a raccogliere più di 25 miliardi di dollari americani. Pertanto il piazzamento delle azioni dell’Agricoltural Bank of China servirà non solo da barometro per la misurazione della pressione che grava sui mercati finanziari in termini di fiducia e aspettative verso il futuro prossimo, ma anche da strumento per l’allacciamento o il potenziamento delle relazioni strutturali con altri paesi, che possono essere funzionali alle strategie di soft power cinesi. È previsto l’interessamento, come investitori preferenziali, di fondi sovrani arabi e del Temasek di Singapore, oltreché dello stesso fondo sovrano cinese.

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PROPOSTA DI PROGETTO CONGIUNTO CASCC/IAI:
"Cina e Xinjiang: sicurezza, minoranze e rapporti regionali"

Il trampolino di lancio del Xinjiang

Non c’è solo il Tibet, e forse non è il Tibet, sul piano interno, la preoccupazione maggiore della Cina,che certamente ha il problema di gestire e fronteggiare le spinte autonomiste all'interno delle proprie frontiere. Le nuove e pericolose situazioni di squilibrio nei confinanti Paesi dell'area centro asiatica, in primo luogo la violenta crisi kirghiza dell'aprile scorso, si connette in modo pressoché diretto con la questione delle minoranze uigure e delle spinte autonomiste nella regione cinese del Xinjiang. Quest’area diviene così per la Cina una zona strategica per l’attuazione della propria politica estera e di soft power nell’Asia centrale, ma anche un fertile bacino per l'approvvigionamento di intelligence e di esperti sulla mutevole situazione degli equilibri regionali. Inoltre, la Cina percepisce la regione come un fertile terreno per i propri investimenti esteri nonché come zona preferenziale di approvvigionamento di materie prime, dall'uranio del Kazakistan al gas naturale dell'Azerbaijan. In questa situazione, mentre l’Unione Europea sollecita le repubbliche centro asiatiche affinché esse adottino un modello democratico, che dovrebbe aiutare a sconfiggere l'imperante corruzione e il nepotismo all'interno della macchina pubblica, la Cina si muove silenziosamente.

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